Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Qui:Feste e le tradizioni che ci accompagnano durante l'anno.

Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 5 febbraio 2009, 22:13

Carnevale morto

Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Si perde nel tempo la tradizione di festeggiare a Montorio un particolare aspetto del carnevale, cioè quello detto "Carnevale morto". Sembra derivare direttamente dalla commedia dell'arte l' usanza di festeggiare la morte del Carnevale; occasione, questa, che si drammatizza il giorno delle ceneri, primo della Quaresima, simulando le esequie del carnevale, appena passato, al quale rendono onore con spirito burlesco e beffardo, inscenando un canovaccio di satira paesana, le maschere vestite a lutto.

La sfilata dei carri allegorici è seguita da balli in piazza; rivivrà l'antico rito del Carnevale morto, il cui momento culminante è rappresentato dal funerale burlesco, che si snoda per le vie del centro dietro la cassa da morto di Re Carnevale. I partecipanti sono mascherati a lutto, ma danno libero sfogo a tutta la vena comica popolare. Il morto viene impersonato, secondo gli anni, da un fantoccio o, più spesso, da una persona "di spirito", che ne dà un'interpretazione umoristica e fuori dagli schemi. Ad accompagnare il feretro pensa la banda cittadina, che alterna, nel suo incedere, marce funebri con brani di irriverente allegria. Il corteo si conclude in piazza dove il Carnevale (rappresentato davvero da un fantoccio!) viene bruciato nella fredda notte della storica cittadina del Parco Nazionale del Gran Sasso.
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 19 febbraio 2009, 16:07

Tumulilande a Montorio con protagonista il Carnevale Morto

Montorio al Vomano | Con maschere, balli, carri, musica e divertimento. Un caratteristico rito, unico nel teramano che ripropone in chiave parodistica il "funerale dei festeggiamenti". Ci crede il Bim.

di Nicola Facciolini

Il "re" del carnevale di Montorio

Anno Domini 2009. Comanda l'allegria a Montorio al Vomano alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove rivivono magicamente le atmosfere tolkieniane di Tumulilande per i festeggiamenti di Sua Maestà il Carnevale.

Con l'obiettivo dichiarato dagli organizzatori (e il Bim di crede) di fare il pieno (non di denunce e scomuniche!) di turisti e curiosi fin da domenica 22 febbraio. Quando a Montorio al Vomano hanno inizio i solenni festeggiamenti in onore del Re Carnevale organizzati dall'Associazione Pro Carnevale e dalla Pro Loco di Montorio. Un caratteristico rito, unico nel teramano. A partire dalle ore 15 le vie cittadine di Montorio saranno attraversate da colorati carri allegorici e maschere: tutti si ritroveranno in piazza dove è prevista l'animazione e l'elezione del carro allegorico più bello.

I festeggiamenti in onore del Re Carnevale si concluderanno mercoledì 25 febbraio con il "Carnevale morto". Piccola curiosità: risale al periodo 1928-29 del Secolo scorso la tradizione giovanile di festeggiare a Montorio un particolare rito del Carnevale, detto del "Carnevale morto". L'usanza di festeggiare la morte del Carnevale sembra derivare dall'idea di alcuni giovani insofferenti del regime fascista di quei tempi, perciò malvista dalle autorità, e proibita dopo alcuni anni fino all'immediato Dopoguerra. La manifestazione si drammatizza il giorno de Le Ceneri, primo della Quaresima cristiana, simulando le esequie del Carnevale appena passato, al quale i montoriesi rendono onore con spirito burlesco e beffardo, inscenando un canovaccio di satira paesana con le maschere vestite a lutto. Si tratta di una vera e propria parodia del "rito funebre al Re Carnevale" decisamente sopra le righe per chi non ne comprende lo spirito. Un rito in realtà molto più antico (affonda le sue radici nella notte dei tempi) che ha inizio con la veglia alla fonte in via dei Mulini (ore 20); seguono il corteo funebre che si snoda per le vie del centro storico dietro la cassa da morto di Carnevale e le esequie solenni in piazza Orsini. I partecipanti sono mascherati a lutto, ma danno libero sfogo a tutta la vena comica popolare facendo della satira bonaria, condita da scenette improvvisate, su fatti e avvenimenti accaduti in paese nel corso dell'anno passato.

Il "Re Carnevale morto" viene impersonato da una persona di spirito che ne dà un'interpretazione umoristica e fuori dagli schemi. Ad accompagnare il feretro pensa la banda cittadina, che alterna, nel suo incedere, marce funebri con brani di irriverente allegria. Il corteo si conclude in via dei Mulini dove il Re Carnevale (rappresentato da un fantoccio) viene buttato sul fiume Vomano dalla Madonna del Ponte e hanno inizio i festeggiamenti con vin brulè e castagnole offerti dall'organizzazione. Questi sono gli orari precisi del programma: Domenica 22 febbraio 2009, alle ore 15 il ritrovo al campo dei Cappuccini; alle 15:30 la partenza del corteo e sfilata per le vie del paese; alle 16 l'animazione in piazza con le maschere, carri e musica con il complesso "Festa latina".

Mercoledì 25 febbraio 2009 alle ore 20 avrà inizio la Veglia del Carnevale alla fonte in Via dei Mulini; alle 20:30 la partenza del corteo funebre per le vie cittadine; alle 21 le "esequie" solenni in piazza Orsini con satire e animazione; alle 23 la "tumulazione" del feretro di Re Carnevale in via dei Mulini. A seguire gran fuoco in piazza per bruciare tutti i peccati, le brutture e le sozzure di questo mondo, con festeggiamenti, vin brulè e castagnole offerti gentilmente dall'organizzazione. Nessuna eresia, nessuna denuncia come in passato, perché di festa sociale si tratta. L'importante è stare insieme e divertirsi. E che vinca la maschera più bella e intelligente per grandi e piccini.

17/02/2009
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 21 febbraio 2009, 17:42

Carnevale Morto di Montorio al Vomano 2009


Feste di Morto di Montorio al Vomano
Feste e manifestazioni per trascorrere il Carnevale Morto di Montorio al Vomano

Le sfilate di Carnevale a Montorio al Vomano, una tradizione che si ripete di anno in anno. In queste pagine potrete trovare tutte le date delle manifestazioni legate al Carnevale ed alle sue maschere a Montorio al Vomano.

Dalle sfilate dei carri allegorici, che rievocano il Carnevale Brasiliano (Carnevale di Rio de Janeiro), le maschere tipiche di questo periodo dell'anno, gli scherzi, le foto, i vestiti e costumi di carnevale presenti a Montorio al Vomano.

La festività di Carnevale è molto famosa a Montorio al Vomano per la sua storia,e il programma delle manifestazioni a Montorio al Vomano è davvero molto ricco. Mostre. eventi, concerti e locali animeranno le serate e giornate di febbraio, fino al martedì grasso, rendendo gradevoli le giornate di giovedì, sabato e domenica a Montorio al Vomano.

Il periodo che precede la quaresima e ci porta alla santa Pasqua a Montorio al Vomano viene anche abbellito e vivacizzato dalle decorazioni carnevalizie, i dolci tipici del Carnevale come le bugie e le chiacchiere, o dalle immagini ed esibizioni dei disegni fatti dai bambini delle maschere di carnevale come Arlecchino, Balanzone, Pulcinella, Pantalone, Gianduja, Colombina e tante altre molto famose a Montorio al Vomano per il carnevale tradizione e per il carnevale Ambrosiano.




Carnevale Morto di Montorio al Vomano 2009
Con i festeggiamenti del "Carnevale" si vuole portare avanti una manifestazione che resiste dal 1930 nella tradizione "montoriese" come quella della "morte del carnevale" nel comune di Montorio al Vomano.

La manifestazione ha luogo la sera del mercoledì delle Ceneri dopo le sfilate dei carri allegorici per le vie del Centro Storico che si svolgono la domenica di carnevale e il Martedì grasso con balli e feste in piazza.

La tradizione di celebrare la "morte del Carnevale" deriva direttamente dalla commedia dell'arte: il giorno delle ceneri, primo giorno della Quaresima, viene messo in scena il funerale del carnevale, appena terminato, al quale si rende onore con spirito scherzono e beffardo, inscenando una sceneggiata di satira pesana, con tutte le maschere listate a lutto.

Ad accompagnare il feretro sarà ogni anni la banda cittadina, che alterna marce funebri con brani di irriverente allegria.
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 22 febbraio 2009, 15:03

Funerali burleschi, roghi nella pubblica piazza, incendio del "fantoccio" in molte localita', sfilate di carri allegorici e di figuranti in costume e spettacoli, sono alcuni degli ingredienti del Carnevale abruzzese, in cui trasgressione e tradizione vanno a braccetto, nei magici scenari delle città e dei paesi d’Abruzzo.

- Il Carnevale è il giorno in cui è lecito trasgredire ed eccedere, ed è quanto fanno i carri del più famoso Carnevale d’Abruzzo, a Francavilla Al Mare. I carri allegorici sfileranno lungo Viale Nettuno fino a Piazza Sirena, accompagnati dalle performance di artisti vari e gruppi folcloristici; ci saranno punti d’attrazione culinaria lungo il percorso mentre gli allievi delle scuole alberghiere si contenderanno il Guinness dei primati per la realizzazione della più lunga “cicirchiata”, uno dei più famosi dolci della tradizione abruzzese del periodo carnevalesco. (Info 085-4914049).

- A S. Egidio alla Vibrata (Teramo) sfilano i carri allegorici allestiti dai quartieri della città, che fino all’ultimo tengono gelosamente nascosti i temi e le forme delle loro opere d’arte, tra le quali sarà premiata la più bella. La piazza dove termina la sfilata si trasfa in un palco, su cui saranno rappresentate scenette ispirate ai carri. (Info: 0861-847054).

- Nel Carnevale di Montorio al Vomano (Teramo) le nuove espressioni, anche quelle più “pacchiane” del Carnevale coesistono con le memorie di antiche tradizioni. La sfilata dei carri allegorici è seguita da balli in piazza; rivivrà l’antico rito del Carnevale morto, il cui momento culminante è rappresentato dal funerale burlesco, che si snoda per le vie del centro dietro la cassa da morto di Re Carnevale. I partecipanti sono mascherati a lutto, ma danno libero sfogo a tutta la vena comica popolare. Il morto viene impersonato, secondo gli anni, da un fantoccio o, più spesso, da una persona “di spirito”, che ne dà un’interpretazione umoristica e fuori dagli schemi. Il corteo si conclude in piazza dove il Carnevale (rappresentato davvero da un fantoccio!) viene bruciato nella fredda notte della storica cittadina del Parco Nazionale del Gran Sasso. (Info: 08615021).

- A Teramo, i giorni del Carnevale saranno animati da sfilate di carri allegorici, gruppi mascherati, performance di arte varia, spettacoli musicali e da un percorso del gusto attraverso i prodotti tipici carnevaleschi di questa città d’arte dalla rinomata gastronomia.(Info: 0861-244222).

- Uno speciale Carnevale tutto dedicato ai bambini si svolgerà a Chieti Scalo; sfilate di carri allegorici e spettacoli si svolgeranno nel centro della città alta, l’antica Teate, sempre più spesso scenario di pregio per eventi culturali e spettacolari. (Il programma potrebbe subire variazioni. Info 0871.341201).
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 22 febbraio 2009, 15:05

Dolci tradizioni di carnevale
Sezioni notizia:In evidenza Tags e categorie:Storia e tradizione
Testo:“Semel in anno licet insanire”!
(Una volta all’anno è lecito festeggiare).

E’ un saggio consiglio che ci è stato tramandato dai nostri progenitori latini.
Quale migliore occasione, se non il Carnevale, per dare ascolto a chi di feste se ne intendeva veramente? Pensiamo all’antica Roma, quando, cioè, si festeggiava per giorni e giorni fino allo sfinimento.Il Carnevale è senz’altro la festa più allegra dell’anno. La più attesa dai bambini, la più trasgressiva per i più grandi.

Varie sono le tradizioni popolari di questo periodo dell’anno in gran parte dei Paesi del Mondo e in ciascuno di essi si rifanno a miti, a leggende, o a rituali pagani e religiosi.Anche nel nostro Paese le manifestazioni “carnevalesche” imperversano colorando e risvegliando le vie di ogni città. Inutile dire che anche a livello gastronomico si hanno in Italia innumerevoli tradizioni, che rispecchiano pienamente lo spirito di tale festa. Ogni regione vanta ricette gastronomiche particolari e secolari, ma soprattutto nel “DOLCE” si nota una singolare voglia di evasione e di trasgressione; non a caso le ricette caratteristiche, seppur con varianti minime, vedono al primo posto i dolci fritti. Un detto popolare recita che fritto è buono tutto, anche l’aria, ma è certamente lo zucchero caramellato e dorato dall’olio ad alta temperatura a trasformare anche il più semplice impasto in qualcosa di irresistibilmente stuzzicante e profumato.
Voglio proporvi, ora, alcune ricette di dolci di Carnevale rigorosamente fritti.
Dunque, mano alle padelle … e buon Carnevale a tutti.

CICERCHIATA
E’ una specialità tipica del Centro- Italia (Abruzzo, Umbria, Marche, Lazio); tra l’altro, la presenza del miele indica che si tratta di una preparazione molto antica.

STRUFFOLI
La risposta del Sud alla Cicerchiata è costituita dagli Struffoli Napoletani; all’apparenza il dolce sembra identico, ma le due ricette presentano numerose differenze. Inoltre, il dolce napoletano viene guarnito con “cannulilli” e “diavulilli” colorati, quasi a voler significare l’innata allegria e il folclore tipici di questo popolo, ai quali, in origine, erano att ribuite proprietà energetiche.

CHIACCHIERE
Questa è forse la ricetta più semplice e la più “allegra” fra quelle dei dolci di Carnevale, ciò nonostante è quella di maggiore successo. Tanto è vero che la si ritrova in tutt’Italia, sebbene con nomi diversi: in Friuli si chiamano Grostoli, in Emilia Sfrappole, in Veneto Galani, nelle Marche Frappe, Cenci in Toscana, Chiacchiere in Campania. La variante, nelle varie ricette regionali, è costituita dal marsala, o dal vino bianco, o dall’acquavite, o dal liquore all’anice.

CASTAGNOLE
Sono tipiche della gastronomia friulana durante il periodo di Carnevale. Gustose e morbide,
sono adatte anche ai bambini.

TORTELLI O RAVIOLI DOLCI
Sono cuscinetti di pasta ripieni di marmellata, di frutta secca, o, come nella ricetta che segue, di ricotta.

CAUSONE NAPOLETANO
Di fattura simile ai tortelli, arriva dalla Campania il “Cauzone”, che però presenta una variante alla ricetta davvero singolare e forse un po’ PICCANTE: il pecorino.

GRAFFE

KRAPFEN
Questa ricetta, forse la più antica, di tali dolci austriaci, proviene dal libro di gastronomia dell’ARTUSI, di cui ho una copia del fine ‘800.
Si sa che l’Artusi fa del cucinare e del mangiare una vera e propria arte, dispensando consigli raffinati e, allo stesso tempo, pratici. Dei Krapfen ci dà una ricetta “gentile”, come egli stesso la definisce, che qui di seguito vi riporto in immagine scansionata del libro sopra citato.

ZEPPOLE
E’ un dolce che si ritrova nominato in antichi test, non solo di cucina, perfino in un “Privilegio”del Viceré di Napoli, Conte di Ripacorsa (siamo nella Napoli dell’800).
Si narra che il giorno di San Giuseppe, che si festeggia il 19 Marzo, i friggitori napoletani si esibivano pubblicamente nell’arte del friggere le Zeppole davanti alla propria bottega, disponendovi tutto l’armamentario necessario. Si hanno varie ricette delle Zeppole. Ve ne propongo due diverse versioni: la prima senza ripieno e la seconda con ripieno di crema pasticciera.

ZEPPOLE SEMPLICI

ZEPPOLE BIGNÈ
Per concludere l’allegro carosello sui dolci tipici del Carnevale, vorrei, dulcis in fundo, terminare con una ricetta veramente originale e, appresso, con un aneddoto che ci provengono dalla città di Napoli.

LE ZEPPOLE DI IPPOLITO CAVALCANTI
(tratto da: Il grande libro della pasticceria Napoletana)
Le “Zeppole” Di Ippolito Cavalcanti

Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza carrafa d’acqua fresca, e no bicchieredevino janco, e quanno vide ch’accommenz’a fa lle campanelle, e sta p’ascì a bollere nce mine a poco a poco miezo ruotolo, o duje tierze de sciore fino, votanno sempe co lo laniaturo; e quanno1a pasta se scosta da tuorno a la cazzarola, allora è fatta, e la lieve mettennola ncoppa a lo tavolillo, co na sodonta d’uoglio; quanno è mezza fredda, che 1a può manià, la mine co lle mmane per farla schianà si pe caso nce fosse quacche pallottola de sciore: ne farraje tanta tortanelli come sono li zeppole, e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio, attiento che la tiella s’avesse da abbruscià; po co no spruoccolo appuntuto le pugnarraje pe farle squiglià, e farle veni vacante da dinto; l’accuonce dinto a lo piatto co zuccaro, e mele. Pe farle venì chiù tennere farraje la pasta na jurnata primma.

LE ZEPPOLE DEL DUCA
Si era alla vigilia di S. Giuseppe del 1967, l’anno in cui era preside dell’Istituto Professionale Alberghiero di Stato di Napoli il prof. Francesco Bruniroccia, Franz per gli amici, uomo dotato di affascinante personalità. Colto, con evidente attitudine alle pubbliche relazioni, scrupoloso osservante delle regole di galateo dettate da Monsignor Della Casa, egli riversava nel suo ruolo di uomo di scuola l'impronta di tutte quelle doti naturali che facevano di lui un diploma-tico mancato. A far da specchio a queste note caratteriali c'era il temperamento brillante e sempre disponibile del prof. Bruniroccia, il quale, detto fra noi, si compiaceva a cogliere tutte le occasioni possibili per far sfoggio della sua cultura e della sua sensibilità di gentiluomo in un mondo ancora non preso d’assalto dai mass media. Appena insediato nella presidenza di quel nuovo tipo di scuola che lo vestiva a pennello per la sua particolare organizzazione e finalità, egli senti il dovere di approfondire la sua conoscenza con quell'Ippolito Cavalcanti duca di Buonvicino al quale la scuola era stata intitolata. Molte cose conobbe di quell’illustre gastronomo buontempone, nato nel 1787 e morto a Napoli nel l860. Credette anche di scoprire delle affinità tra il Cavalcanti e quell'abile Ministro degli Esteri - considerato il più abile tra i ministri del suo tempo (tra la fine del 700 e i primi dell'800) - che fu Carlo Maurizio Talleyrand, diplomatico pieno di spirito d'iniziativa e di risorse, il quale si avvalse della gastronomia nei molti contatti importanti e difficili della sua vita di politico. La scoperta più sensazionale che fece il preside Bruniroccia fu che, in fondo in fondo, anch'egli somigliava un po’ all’uno e un po’ all’altro dei due grandi personaggi e gastronomi in questione. Fu così che s’innamorò di Ippolito Cavalcanti duca di Buonvicino e decise di onorarlo, facendolo conoscere bene anche agli allievi dell'istituto a cui non poteva essere toccato - e tutti se ne dovevano convincere -nome più felice. Pertanto la scuola fu pervasa da un fervore di interessi sulla vita del personag-gio e sulla pratica dei suoi consigli a tavola e delle sue ricette, anche di quelle non del tutto ortodosse. Fu appunto quest’ultimo particolare - ahinoi un po’ troppo azzardato - che fece correre all’appassionata crociata del Bruniroccia un brutto rischio. Raccontiamo un episodio che pochi ancora, tra gli allievi e gli insegnanti di allora, ricordano. Si era, dunque, alla vigilia di San Giuseppe, in uno di quegli anni in cui al santo venivano ancora riconosciuti gli onori di una festività scolastica. Per iniziativa del preside era stata organizzata dall’istituto Alberghie-ro di Napoli e da quello di Capri, sede coordinata, una manifestazione da tenersi nella Piazzetta di Capri in quella giornata. Baldacchino al centro della piazzetta, attrezzata con un banco-bar, un banco per impasto, un grosso fornello ed un padellone: questa la scenografia che, sotto l'insegna I.P.A.S., doveva consentire agli allievi barman ed a quelli del corso di cucina di offrire ai turisti ed ai cittadini di Capri, in quella tiepida giornata primaverile e in una pubblica esercitazione, cocktails e zeppole di S. Giuseppe. Queste ultime preparate ovviamente nella più fedele osservanza della ricetta di Ippolito Cavalcanti. Tutto era stato dovutamente propagan-dato e inviti ufficiali erano giunti sui tavoli di sindaci e assessori nonché sulle scrivanie dei direttori degli alberghi capresi, con preghiera di divulgare la notizia della manifestazione ai loro clienti. Così che, quando gli allievi furono già al loro posto di... combattimento (è proprio il caso di dirlo), la Piazzetta di Capri era già gremita di una variegata folla divertita e incurio-sita dall’originale atto di promozione turistica. Ci furono gustosi e ben guarniti cocktails per tutti e poi... zeppole ancora fumanti distribuite da altri allievi di sala e bar in perfetta divisa di commis. La distribuzione aveva soddisfatto appena La metà degli intervenuti quando cominciò, come una furiosa grandinata a ciel sereno, un primo lancio di zeppole contro il palco sul quale era il presidente Bruniroccia con i professori istruttori e gli allievi indaffarati nell’operazione di quelle ormai definite “le zeppole del Duca”. Bastò il primo lancio per far giungere in breve tempo sui malcapitati rappresentanti dell'I.P.A:S. di Napoli e di Capri una vera gragnola di palline dure come sassi tanto da farli correre verso i più immediati e sicuri ripari. Ma... quelli che a prima prova d’urto sembravano sassi non erano altro che le famose zeppole preparate con fedeltà certosina secondo lei ricetta di Ippolito Cavalcanti Duca di Buonvicino. Così come aveva voluto il preside Franz Bruniroccia il quale, inspiegabilmente esultante ed eroicamente esposto ai tiri dolenti, cominciò ad arringare la folla. Sapeva d'aver vinto. Nella dimostrazione data egli non voleva soddisfare il gusto dei palati di oggi, bensì intendeva portare a conoscenza il fine per cui Cavalcanti aveva ideato la ricetta. La pasta doveva risultare dura per berci sopra l'ultimo bicchiere di buon vino da dessert e le zeppole per essere perfette dovevano assorbire, in proporzioni tanto vino quanto era la loro quantità ingerita alla fine di un pasto o di un festeggiamento. Nonostante il simpatico tafferuglio, il preside riuscì a spiegare tutto questo alla folla attenta dei forestieri e dei capresi. La sue forbita disquisizione sul Cavalcanti fu quanto mai ampia e sottile e dette tempo al bravo chef Salvatore De Biase ed ai suoi allievi di riprendere a friggere le zeppole, ma questa volta, di quelle che noi conosciamo e apprezziamo per la lor deliziosa morbidezza. Partirono dal palco, riassestato in breve tempo, grandi vassoi di vere, fragranti zeppole di San Giuseppe, abbondantemente spolverate di zucchero. Scrosciarono gli applausi. Lo spirito culturale della manifestazione era stato colto in pieno e Bruniroccia vide, appagato, che la sue opera era stata coronata da successo.

Sperando di aver fatto cosa a Voi gradita, vi dò l'arrivederci alla prossima occasione e... Buon Carnevale a tutti

Brunella Cintioli
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 3 marzo 2009, 23:30

Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 6 marzo 2009, 20:49

A MONTORIO AL VOMANO
LA PROCESSIONE DEL CARNEVALE MORTO

Nel nostro Abruzzo, ci sono tanti modi per festeggiare il Carnevale. Ogni paese, persino il più piccolo, ha le sue tradizioni e le relative varianti, anche con riti propiziatori. In genere, il Carnevale prende il via il 17 gennaio, giorno di S. Antonio Abate, per culminare nell’ultima settimana, prima della Quaresima, con scherzi, balli in maschera e carri allegorici. In questo periodo dell’anno ci si maschera, ci si traveste, sembra che si voglia camuffare la propria identità e magari, per un momento, ingannare la vita stessa.
A Montorio al Vomano, la sera delle Ceneri, giorno successivo al “martedì grasso”, si organizza la Processione del Carnevale Morto. Secondo Manlio Patriarca, studioso montoriese e autore de Llu bbèlle Mendurje nustre (La bella Montorio nostra, ndr), edito nel 1989 dalla Litotipografia Eco Editrice SG (TE), tale tradizione “ sorse intorno al 1928-29 ad opera di alcuni giovani insofferenti del regime di quei tempi, perciò malvista dalle autorità. Dopo pochi anni fu proibita. Fu ripresa nell’immediato dopoguerra con enorme successo”. E quindi questa manifestazione – forse unica nel suo genere in tutta la regione – sarebbe nata in quegli anni e non prima. Difatti, spulciando i giornali teramani dell’epoca, cioè negli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, non si ha nessuna notizia a tal riguardo, vengono riportate solo cronache di “festini” in casa dei vari De Panicis, Patrizii e di altre facoltose famiglie montoriesi di quei tempi. I veglioni, a detta del medico e storico Quirino Celli (Memorie e Glorie di Montorio al Vomano, Edizioni Eco, Gennaio 1978), si tenevano anche in una saletta dell’ex convento dei Domenicani, in Via Beretra, vicino alla piazzetta antistante la chiesa di S. Filippo Neri; oppure nei locali del Cinema Italia (poi diventato Cinema Moderno ed ora Sala Civica) nell’odierna Piazza Ercole V. Orsini. I festeggiamenti, dunque, terminavano la sera, o meglio, la notte di “martedì grasso”.
Le prime edizioni della Processione del Carnevale Morto, invece, si svolsero negli anni ’30. Carnevale, impersonato da un fantoccio, veniva trasportato in una bara (alla fine di tutta la manifestazione veniva buttato nel Vomano, nei pressi della chiesetta della Madonna del Ponte) accompagnato dalla banda cittadina (con la famosa marcia funebre di Chopin che tuttora viene eseguita) e da un “mesto” corteo di giovani, i quali declamavano, in rima e in dialetto locale, vizi e virtù dei propri concittadini tanto che, alcuni decenni dopo, “fu nuovamente proibita, scrive ancora Manlio Patriarca, per effetto di una querela di un forestiero, il quale non gradì la satira che decantava le prosperose bellezze della consorte. Né il magistrato, forestiero anche lui, seppe capire che quella ‘satira’ era solo un complimento espresso verso chi, forse, non la meritava”. Così negli anni ’50 le satire vennero abolite. Nel 1975 un’altra denuncia pose definitivamente fine alla Processione del Carnevale Morto; in quell’anno si pensò di sfilare per le vie di Teramo col risultato che nove montoriesi dovettero comparire davanti al giudice per “vilipendio alla religione di Stato”. Nel 1988, infine, grazie alla tenacia e alla volontà di poche persone, Montorio riebbe il suo Carnevale. Un carro allegorico, con una sala parto, rappresentava, appunto, la rinascita del Carnevale montoriese e la relativa Processione del Carnevale Morto.

PIETRO SERRANI

Tratto da: L’Araldo Abruzzese di Teramo del 22 Febbraio 2009, Anno CV, n° 6, pag. 13.
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 8 marzo 2009, 19:11

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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 8 marzo 2009, 19:13

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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 8 marzo 2009, 19:14

Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 8 marzo 2009, 19:16

Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009
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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 8 marzo 2009, 19:17

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Re: Carnevale morto Montorio (TE), 22-25 febbraio 2009

Messaggiodi maxnall il 8 marzo 2009, 19:18

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